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Il simbolo della Repubblica Italiana

Il 5 maggio 1948 l’Italia repubblicana ha il suo emblema. La vicenda inizia nell’ottobre del 1946, quando il Governo di De Gasperi istituì una apposita commissione, presieduta da Ivanoe Bonomi, bandendo un concorso nazionale aperto a tutti: esclusione rigorosa dei simboli di partito, inserimento della stella d’Italia, “ispirazione dal senso della terra e dei comuni”. Ai primi cinque classificati sarebbe andato un premio di 10.000 lire (mezzo milione di euro di oggi).

Furono istituiti due bandi: al primo parteciparono 341 candidati. I cinque vincitori furono invitati a preparare altri bozzetti con un tema ben preciso scelto dalla commissione: “una cinta turrita che abbia forma di corona”, circondata da una ghirlanda di fronde della flora italiana. In basso, la rappresentazione del mare, in alto, la stella d’Italia d’oro; infine, le parole unità e libertà. Vinse Paolo Paschetto, un professore all’istituto di Belle Arti di Roma e artista polivalente che fu anche autore di numerosi francobolli, compresa la “rondine” della prima emissione italiana di posta aerea. Quando la commissione trasmise il disegno al Governo, non piacque e fu bandito un’altro concorso. Per la seconda volta Paolo Paschetto fu il vincitore.

Il secondo disegno fu presentato all’Assemblea Costituente e approvato nella seduta il 31 Gennaio 1948. Stabiliti i colori definitivi, il Presidente della Repubblica Enrico De Nicola, firma il 5 Maggio il decreto legislativo n. 535 che consegna all’Italia il suo simbolo.

L’emblema della Repubblica Italiana è caratterizzato da tre elementi: i rami di ulivo e di quercia, la ruota dentata e la stella. Il ramo di ulivo simboleggia la volontà di pace della nazione e della fratellanza internazionale mentre il ramo di quercia incarna la forza e la dignità del popolo italiano. Entrambi, poi, sono espressione delle specie più tipiche del nostro patrimonio arboreo. La ruota dentata d’acciaio è simbolo dell’attività lavorativa e traduce il primo articolo della nostra Costituzione: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”.La stella invece, rappresenta uno dei simboli più antichi nel nostro patrimonio iconografico ed è associata alla personificazione d’Italia, rappresentata da una giovane donna sul cui capo splende una stella. La mitologia della Stella d’Italia risale al VI sec a.C. quando il poeta Stesicoro crea la leggenda di Enea che, fuggendo dalla città di Troia presa e incendiata dai Greci, torna in Italia, guidato in mare dalla materna stella di Venere. La leggenda ripresa da Varrone e Virgilio da origine a una doppia tradizione: la tradizione politica del Caesaris Astrum, l’astro di Giulio Cesare che si dichiarava discendente dalla dea Venere, considerata l’antenata e la protettrice della Gens Julia, e quella toponomastica e letteraria dell’Italia chiamata Esperia, da Esperos, la stella della sera, secondo il nome che le davano i Greci. Ambedue si riferiscono alla Stella Veneris, l’astro della sera che identifica l’Italia come «terra del tramonto», ma che, essendo anche l’astro della dea dell’amore in quanto forza universale, consacra l’Italia come la terra dell’Eros cantata dai poeti. Così fu rappresentata nell’iconografia del Risorgimento e così comparve, fino al 1890, nel grande stemma del Regno unitario, il famoso stellone. Oggi compie 64 anni, e non solo rappresenta uno degli Emblemi della nostra Nazione ma indica anche l’appartenenza alle nostre Forze Armate.